L’inquinamento atmosferico:
Il problema N.1 della popolazione svizzera

di Alessandro Boggian www.verdi-ti.ch

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal UFAFP (Buwal) e suffragati ormai da centinaia di studi scientifici, l’inquinamento atmosferico è la causa numero uno di morte in Svizzera per motivi non naturali. Si calcola infatti che circa 3700 persone muoiano prematuramente a causa dell’inquinamento ogni anno in Svizzera, il doppio rispetto agli incidenti della circolazione. Ciò si traduce in una diminuzione di sei mesi di aspettativa di vita media per ogni abitante e di dieci anni di vita in meno per chi è direttamente colpito nella propria salute. Il dato, di per se agghiacciante, è mitigato dal fatto che esso è percepibile unicamente da studi statistici e non da una causalità immediatamente visibile come un incidente d’auto. Ciononostante, l’inquinamento atmosferico è ormai, senza alcun’ombra di dubbio, il problema che maggiormente colpisce ogni singolo abitante del nostro paese. Il PM10 è la sostanza più pericolosa presente nell'aria.

Un costo ormai insostenibile

3700 morti su 7 milioni non è un dato statisticamente preoccupante. Questa affermazione può sembrare cinica, ma se la accostiamo al sensazionalismo creato dalla vicenda dell’influenza aviaria, che ha causato non più di cento morti su tutto il pianeta, ci si rende conto quanto i media siano capaci a suggestionare l’opinione pubblica. La morte precoce causata dall’inquinamento atmosferico non è purtroppo, il problema principale. Ciò che incide in maniera determinante sulla nostra qualità di vita è il numero di persone che ogni anno si ammalano a causa del PM10. Ciò causa danni incalcolabili all’economia svizzera per ore di lavoro andate perse, costi della salute e misure d’emergenza di contenimento. Dati certi non ve ne sono ancora, ma si può tranquillamente parlare di diversi miliardi di franchi ogni anno. Soldi pagati da ogni contribuente, che fumi o meno, che guidi un auto o meno che viva in città o in alta montagna, non fa alcuna differenza, ognuno di noi ne soffre o per la salute, o per via del portafoglio.
Prendiamo il Ticino che, secondo i dati dell’UFAFP, è la regione svizzera più inquinata. Ciò è dovuto a diversi fattori: meteorologia, vicinanza a regioni densamente abitate, un fondovalle intensamente sfruttato, una delle più alte densità di veicoli per abitante d’Europa, il corridoio di traffico, tanto per citarne alcune. Di tutte le stazioni di misurazione in Svizzera, soltanto quella di Berna ha misurazioni lievemente superiori a quelli di Lugano, che però, a differenza della stazione di Berna, non si trova in prossimità di una strada fortemente trafficata. Nel caso delle PM10 ciò fa una notevole differenza in quanto non vengono calcolate le polveri fini dovute allo sfregamento dell’asfalto e dal vento del passaggio delle auto. La media annua per il 2005 di Lugano è di 32 microgrammi per metro cubo, contro i 34 di Berna, 27 di Losanna, queste due stazioni si trovano lungo una strada di intenso traffico, 24 di Zurigo o i 22 di Basilea. Tutte superano tuttavia il valore massimo consentito dalla legge di 20. Ancora più preoccupante è il numero di giorni in cui il valore supera 50; la legge consente il superamento di questo valore soltanto una volta all’anno. A Berna tale valore è stato superato 45 volte, a Lugano 43, a Losanna 19, e a Basilea e Zurigo 15 volte. Va precisato che il PM10 di provenienza dall’estero sono circa 10 mcg/m3 per ogni 100 mcg/m3, mentre in Ticino sono 19. Ciò significa che i 4/5 del PM10 ticinesi sono di produzione locale. Il dato più preoccupante in assoluto per il Ticino è però quello della piana di Magadino – senza contare il Mendrisiotto – che è ormai al limite della speranza, ma che non rientra nel calcolo delle statistiche essendo un caso patologicamente troppo estremo. Il dato medio per l’anno 2005 di Magadino è stato di 30 mcg/m3, superando il limite di 50 per ben 54 volte, record svizzero. Questi dati sono significativi perché secondo uno studio tedesco, la soglia di sicurezza, sotto la quale l’influenza sulla salute è irrilevante è di 1,5 mcg/m3 sulla media annua nell’arco di 70 anni, cioè la vita media di un essere umano.
Cosa significano questi dati? Concretamente vogliono dire che per ogni 10 mcg/m3 di PM10 il rischio di mortalità totale sale dello 0,6%, la mortalità per malattie alle vie respiratorie dell’1,3%, dell’utilizzo di medicamenti tra bambini con problemi alle vie respiratorie dello 0,5%. Per ogni 10 mcg/m3 di media annua di PM10 il rischio di morire per tumore ai polmoni sale del 10,6%, di bronchite acuta nei bambini del 35%, della mortalità neonatale dello 5,6%, dei giorni con attività limitata del 9,4%. In poche parole, nel caso di Lugano, un bambino luganese ha il doppio delle probabilità di contrarre una bronchite rispetto ad uno che dovesse vivere in cima allo Jungfraujoch o il 50% in più rispetto a quel bimbo fortunato che vive nelle vicinanze di Tänikon, nella campagna tra Winterthur e Wil. In cifre concrete, da un punto di vista statistico sono circa 700 i bambini e ragazzi luganesi, circa il 10%, che nel 2000 hanno subito un attacco di bronchite a causa dell’inquinamento. Il tutto si traduce in circa 42'000 anni di vita persi ogni anno dalla popolazione svizzera a causa dell’inquinamento dell’aria, escluso l’ozono.

Le cause del PM10

Secondo i dati ufficiali dell’UFAFP, le principali cause del PM10 sono:
1. Macchine agricole e forestali 17%.
2. Macchine di cantiere 15%.
3. Traffico privato 13%.
4. Allevamento animale 11% (si tratta però di un tipo di PM10 meno pericoloso).
5. Traffico commerciale 8%.
6. Inceneritori dei rifiuti 8%.
Per cui il solo traffico motorizzato sulla strada è causa del 21% di tutte le polveri fini, mentre i motori diesel, che causano il tipo di PM10 più pericoloso, circa il 35-40% (principalmente autocarri, macchine di cantiere e trattori). Il PM10 dei diesel sono in assoluto i più cancerogeni e la causa numero uno delle morti in Svizzera per cause non naturali. I tanto famigerati caminetti di casa causano soltanto il 4% del PM10, ciò non toglie che si dovrebbe limitare il più possibile questa piacevole abitudine, utilizzando soltanto legna stagionata e ben secca. Molto importante invece il dato sugli inceneritori di rifiuti. Se consideriamo che in tutta la Svizzera ve ne sono soltanto 28, più qualche altro per rifiuti speciali, solitamente nelle vicinanze di quelli per RSU, l’8% rappresenta una cifra molto considerevole. Se poi pensiamo che il Governo intende costruire un impianto a Giubiasco, cioè proprio nella zona che, secondo le misurazioni ufficiali, è quella maggiormente inquinata da PM10, non si può che doppiamente biasimare tale decisione.

Grazie alle sventure d’Oltralpe, la parola PM10 è ora sulla bocca di tutti e finalmente si procede ad adottare qualche misura. Su questo tema intendo tornare con un altro dossier informativo. I governi, sia federale, sia cantonale, sono stati molto negligenti riguardo a delle misure concrete in grado di risolvere realmente il problema a lungo termine. Qualche cosa è stato fatto, ma la resistenza da parte delle lobby degli importatori d’auto, degli autotrasportatori e dell’edilizia di adottare misure efficaci, hanno bloccato qualsiasi azione adeguata in tal senso. Ciò è particolarmente grave in quanto si è fatto prevalere l’interesse economico di pochi sulla salute di tutti.