Introduzione alla serata di SOS ambiente Chiasso del 1° marzo 2007 sulle polveri fini

Alfredo Carcano

Vai dagli ecologisti, stasera? Tiragli a qualcuno! Così uno dei miei figli mi ha salutato, ridendo, quando sono partito da casa, la sera del 1. marzo, per animare il dibattito sulle polveri fini. Alla sua età, io che non sono ambientalista più di tanto, ero in giro con un gruppo di amici, che pure avevano già la macchina, ad attaccare i manifesti sulle vetrine e gli autocollanti sui pali dell’illuminazione a favore dell’iniziativa “Dodici domeniche senz’auto”; che, naturalmente venne bocciata. Fu un duro colpo per la coscienza ambientale del Paese. Eppure cominciava proprio allora, forse da quella sconfitta, il lungo cammino dell’ecologia targata CH; e come nella scuola maturava la sensibilità contro il fumo delle sigarette con le prime campagne a tappeto fra gli adolescenti, la società iniziava a parlare dell’aria sporca delle città.
Per far cambiare le cose, soprattutto quando si tratta di correggere gli errori, ci vogliono tempi biblici. Ma è meglio di niente. A trent’anni di distanza, proprio adesso in Ticino sta entrando in vigore il divieto di fumo nei bar; mentre sui giornali sono comparse le pubblicità delle prime supercar che -  pur avendo dimensioni sempre più imponenti (tra un po’ i conducenti non si vedranno più, dispersi là sopra, tra i finestroni opachi) - promettono di consumare meno.
Alla fine del dibattito, tornando a casa, ho pensato che questo cantone ha sviluppato una notevole sensibilità verso il rispetto dell’ambiente. C’è tutto, ma proprio tutto per indurre i cittadini ad altri comportamenti. I funzionari presenti hanno dato conto di misure concrete in favore di una mobilità più rispettosa dell’ambiente, iniziando dal trasporto collettivo. I medici e i ricercatori, dal canto loro, hanno chiarito che i danni delle polveri fini sul sistema cardiovascolare, oltre che su quello respiratorio, non sono storie. L’industria è riuscita finanche ad inventare rivestimenti per strade e palazzi che si mangiano le polveri fini.
Ma allora, se c’è tutto, perché le cose non cambiano? Credo che la responsabilità individuale, alla fine, sarà la molla per far girare meglio le cose. Lo predico sempre ai miei figli, che prima ridono ma poi mi danno ragione. Pensare sempre che siano gli altri a dover fare meglio è un grave errore. Mi torna in mente quel sindacalista che si batteva per costringere i frontalieri a venire a lavorare in bus nelle fabbriche di Mendrisio e Stabio. Lui, beato, andava sempre con l’auto; e pretendeva pure che il suo posteggio fosse sempre lasciato libero.