Salute e inquinamento atmosferico : bibliografia

Dott. med. Rolando Bardelli, Medici per l'ambiente –11 giugno 2007

 

INQUINAMENTO & SALUTE PUBBLICA

Prévention et lutte contre les facteurs pathogènes dans l’environnement: une priorité de santé publique qui demande des engagements concrets
J. Martin
Bulletin des médecins suisses; 2004:85:nr. 50, p. 2664
Editoriale del Bollettino dei medici svizzeri, steso dal Dott. PD Jean Martin, già medico cantonale vodese. Martin ricorda brevemente i principali problemi di salute legati all’inquinamento, sottolineando come si tratti di una questione di salute pubblica che necessita di interventi più incisivi. All’editoriale è annessa una presa di posizione del governo francese che va nella stessa direzione:
Plan national santé-environnement 2004-2008
Bulletin des médecins suisses; 2004:85:nr. 50, p. 2673

 

EFFETTI SULLA MORTALITÀ’

Spatial analysis of air pollution and mortality in Los Angeles
M. Jerrett e al.
Epidemiology 2005;16:727-736
Studio interessante per il fatto che stabilisce una relazione tra mortalità e livelli d’inquinamento variabili sul lungo periodo ma all’interno della stessa area urbana, quella di Los Angeles. I dati provengono dallo studio di coorte dell’American cancer society e riguardano 22'905 soggetti seguiti dal 1982 al 2000. In particolare risulta che un aumento delle PM 2,5 di 10 mcg/m3 determina un rischio relativo di mortalità di 1,17 (altrimenti detto la mortalità aumenta del 17%); vengono pure analizzate le cause di decesso, dall’infarto al cancro.

Ozone and short-term mortality in 95 US urban communities, 1987-2000
M.L. Bell e al.
JAMA 2004;2922372-2378
Vasto studio statunitense che conferma la relazione già evidenziata da precedenti studi tra elevazione dei tassi d’ozono e aumento della mortalità a corto termine. Lo studio conclude che un aumento di 10 ppb di ozono nei 7 giorni precedenti aumenta la mortalità mediamente del 0,52%; questo significa, per esempio, che un’elevazione di 10 ppb dell’ozono determina a new York 319 decessi prematuri in un anno.

Daily mortality and air pollution in Atlanta: two years of data from ARIES
R.J. Klemm e al.
Inhalation Toxicology 2004;16(suppl.1)131-141
Questa ricerca realizzata nella città di Atlanta/USA ha dato dei risultati inconcludenti, che necessitano, secondo gli autori, di ulteriori studi meglio pianificati.

Association between mortality and indicators of traffic-related air pollution in the Netherlands: a cohort study
G. Hoek e al.
The Lancet 2002;360:1203-1209
Studio olandese che mostra una chiara relazione tra tassi d’inquinamento elevati e incremento della mortalità.

Fine particulate air pollution and mortality in 20 U.S. cities, 1987-1994
J.M. Samet e al.
The New England Journal of Medicine 2000:343:1742-9
Lo studio ha interessato la popolazione di 20 aree urbane degli USA con differenti livelli d’inquinamento atmosferico, considerando 5 inquinanti principali; una evidente correlazione è stata trovata tra livelli di PM10 e mortalità globale, mortalità per malattie cardiovascolari e mortalità per malattie respiratorie; in particolare gli autori hanno calcolato che un incremento di 10 mcg/m3 del tasso di PM10 comporta un aumento del rischio di mortalità dell’1%.

Air pollution and daily mortality in three Swiss urban areas
V. Wietlisbach, C. A. Pope e U. Ackermann-Liebrich
Soz. Präventivmed. 1996;41:107-115
Studio svizzero basato sui dati statistici federali di mortalità per tre città: Zurigo, Basilea e Ginevra. L’analisi, in concordanza con numerosi altri studi pubblicati in particolare negli Stati Uniti, mette in evidenza un’aumentata mortalità (malattie respiratorie e cardiovascolari) nei tre giorni che seguono un picco d’inquinamento da PM 10 e, in minor misura, da ossidi di zolfo.

 

EFFETTI SULLA MORBILITÀ’

Air pollution and health
MNW Chang-Yeung
HKMJ 2000;6:390-8
Pubblicazione di Hong Kong, che comprende una rivista estesa degli effetti dell’inquinamento sulla salute e sulla mortalità.
Alcune osservazioni interessanti: i particolati determinano, nell’animale da laboratorio, un processo infiammatorio delle vie respiratorie e dei polmoni; i particolati penetrano facilmente negli ambienti interni, dove rimangono presenti a livelli corrispondenti al 70-80% di quelli esterni.
Viene presentata una lista di 5 tipi di effetti nefasti sulla salute indotti dall’inquinamento; la lista è stata stilata da un consensus dell’American Thoracic Society nel 2000.
Vengono inoltre citati dati che riguardano Hong Kong. In particolare è interessante uno studio del 1989 che ha evidenziato come in età pediatrica i raffreddori e le infezioni bronchiali sono più frequenti in caso di residenza in aree con maggior inquinamento; la riduzione degli ossidi di zolfo imposta a partire dal 1990 ha poi indotto una chiara riduzione delle affezioni succitate, sempre in soggetti d’età pediatrica.
Vengono infine citate le linee guida dell’OMS, sviluppate nel 1987 e riviste nel 1999.

 

EFFETTI SUL SISTEMA CARDIOVASCOLARE

Ischemic hearth disease events triggered by short-term exposure to fine particulate air pollution
C.A. Pope e al.
Circulation 2006; 13 novembre (versione online)
Studio basato sull’analisi dei dati ottenuti da una parte da un registro di cateterismi cardiaci (coronarografie) e dall’altra dalle registrazioni dei livelli di PM10 e PM2,5 in una regione densamente popolata dell’Utah (USA). La regione in questione è più popolata del Ticino meridionale ma ha delle caratteristiche geografiche, climatiche e di livelli d’inquinamento molto simili ai nostri. I pazienti arruolati nello studio sono quasi tredicimila e sono stati sottoposti a coronarografia tra il 1994 ed il 2004; tutti sono stati considerati in quanto hanno presentato un evento coronarico acuto (infarto miocardico o angina pectoris). L’articolo purtroppo non precisa in esteso il metodo d’analisi statistica, in particolare per quanto riguarda i controlli rispetto ai casi indice (si viene rimandati ad altri precedenti articoli che spiegano in esteso il metodo).Il primo autore è noto da anni per le sue importanti pubblicazioni sui danni da inquinamento alla salute e giunge alla conclusione che un aumento di 10 mcg/m3 del livello di PM2,5 (e anche di PM10) correla con un aumentato rischio a breve termine (entro due giorni) di avere un evento coronarico acuto (infarto miocardico, angina pectoris).

Acute blood pressure responses in healthy adults during controlled air pollution exposure
B. Urch e al.
Environmental Health Perspectives 2005 ; 113 :1052-1055
Studio sperimentale su 23 soggetti tra i 19 ed i 50 anni, non fumatori e non in trattamento per asma o per malattie cardiovascolari, normotesi, esposti a 2 ore d’inalazione di aria contenente PM 2,5 (150 mcg/m2) e ozono (121 ppb) oppure di aria senza aggiunta dei due inquinanti. Le misurazioni hanno mostrato una stabilità in media della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa sistolica e un chiaro aumento (6 mmHg) di quella diastolica.

Cardiovascular mortality and long-term exposure to particulate air pollution. Epidemiological evidence of general pathophysiological pathways of disease
 A.C. Pope a al.
Circulation 2004;109:71-77
Dimostra una relazione tra infarto miocardico ed esposizione all’inquinamento atmosferico. Rimane sotto il cappello dello studio Cancer Prevention II e tiene presenti i dati dell’inquinamento di numerose aree metropolitane degli USA; un aumento della concentrazione di PM2,5 di 10mcg/m3, per esempio, determina un aumento del rischio di mortalità del 8-18%.

Exposure to traffic and the onset of myocardial infarction
A. Peters e al.
The New England Journal of medicine 2004;351:1721-1730
Studio della Facoltà di medicina di Monaco, Germania; l’esposizione transitoria ad un inquinamento elevato favorisce l’insorgenza di un infarto; questo vale non solo per gli automobilisti, ma anche per i ciclisti e per chi si trova sui mezzi pubblici.

 

EFFETTI SUL SISTEMA RESPIRATORIO

Luftschadstoffe und Asthma bronchiale, COPD, Karzinome
J.-O. Gebbers e W. Thüring
Primary Care 2006;6:843-847
Riassunto dei noti danni da inquinamento al sistema respiratorio, con interessanti immagini istologiche che mostrano le proporzioni dimensionali di PM 10 e cellule epiteliali.

The effect of air pollution on lung developement from 10 to 18 years of age
W.J. Gauderman e al.
The New England Journal of Medecine 2004;351:1057-1067
Questa pubblicazione USA ha mostrato una chiara relazione tra aumento degli inquinanti nell’aria e sviluppo diminuito della funzione respiratoria all’età di 18 anni; oltre 1500 ragazzi e ragazze di 12 diverse aree degli USA sono stati esaminati annualmente dai 10 ai 18 anni; la loro funzione polmonare è risultata più spesso patologica in caso di residenza in aeree urbane maggiormente inquinate; la relazione tra tassi d’inquinamento elevati e alterata funzione polmonare è stata particolarmente evidente per le polveri fini PM2,5 e per i nitrossidi d’azoto; non è invece stata dimostrata per l’ozono; da notare che le aeree risultate più inquinate in questo studio hanno dei tassi d’inquinamento atmosferico leggermente inferiori a quelli del Mendrisiotto.

Respiratory effects of environmental pollution: epidemiological data
S. Baldacci e G. Viegi
Monadi Arch. Chest Dis. 2002;57:3-4, 156-160
Breve rivista di studi epidemiologici che evidenziano una relazione tra inquinanti atmosferici e patologie respiratorie in genere, ma anche tumorali.

Lung function and long term exposure to air pollutants in Switzerland
U. Ackermann-Liebrich e al.
American Journal of Respiratory and Critical Care Medecine 1997;155:122-129
Si tratta di uno studio svizzero (e anche ticinese: Dott. G. Bolognini e Dott. G. Domenighetti), denominato “SAPALDIA” e pubblicato su una rivista statunitense. L’analisi della funzione polmonare in soggetti residenti in aree più o meno inquinate ha mostrato una relazione tra incremento dell’inquinamento atmosferico e alterazione della funzione polmonare stessa.

INQUINAMENTO E TUMORI

3-nitrobenzanthrone, a potential human cancer hazard in diesel exhaust and urban air pollution: a rewiew of the evidence
V. M. Arit
Mutagenesis 2005;20:399-410
L’articolo cerca di riassumere tutti i dati a disposizione nel 2005 sui rischi determinati dal 3-nitrobenzantrone. Si tratta di un idrocarburo policiclico presente in particolare nel gasolio, nelle emissioni della combustione del gasolio e anche nelle emissioni della cottura alla griglia di cibi. Il 3-nitrobenzantrone è fortemente mutageno (cioè altera il DNA) e carcinogeno negli animali da esperimento; molto probabilmente è carcinogeno negli umani (polmone).

Kanzerogene Luftschadstoffe in der Schweiz
P. Straehl e U. Ackermann-Liebrich
Bundesamt für Umwelt, Wald und Landschaft (BUWAL) & Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Basilea 2004
Lo studio presenta il calcolo teorico del rischio di sviluppare tumori polmonari in Svizzera, basandosi sui tassi d’inquinamento da PM 2,5 in Svizzera e su un grosso studio statunitense che ha trovato una correlazione lineare tra aumento dei tassi d’inquinamento rilevati in 156 luoghi e incidenza di tumori polmonari; tenendo conto di un tasso medio di PM2,5 di 16,5 mcg/m3 si calcola che in Svizzera ogni anno insorgono circa 300 casi di tumore polmonare a causa dell’inquinamento, cioè approssimativamente il 10% di tutti i tumori polmonari; da notare che in Mendrisiotto, nel 2003, il tasso medio di PM10, costituite per il 75-80% da PM2,5, è stato di 48 mcg/m3; lo studio ha preso in considerazione anche una malattia tumorale molto meno frequente, la leucemia, mettendola in relazione con il benzene: circa 30 leucemie all’anno sono da attribuire al benzene, prendendo come riferimento il tasso medio svizzero di 3,8 mcg/m3; a Chiasso, nel 1993, il tasso di benzene nell’aria nel mese di ottobre era di 6 mcg/m3 (poi non è più stato misurato)

Lung cancer, cardiopulmonary mortality, and long term exposure to fine particulate air pollution
CA Pope e al.
JAMA 2002:287:1132-41
Pubblicazione effettuata nell’ambito dello studio Cancer Prevention II, che ha arruolato circa 1,2 mio. di adulti degli USA nel 1982; l’analisi dei dati ha dimostrato una relazione chiara tra malattie cardiovascolari e tumori polmonari  e tassi elevati di SO2 e polveri fini.

Inquinamento atmosferico da traffico e rischio di tumori
S. Lagorio e al.
Ann. Ist. Superior. Sanità, 2000;36311-329
Vasta rivista sull’argomento; cita numerosi studi, da quelli più vecchi che confrontavano città e campagna a quelli epidemiologici più recenti, molto più affidabili in quanto tengono conto di vari fattori confondenti quali fumo, professione, ecc.; si rileva, in particolare, che circa il 10% dei tumori polmonari è probabilmente indotto dall’inquinamento.

Pollution and bronchial cancer
E. Chailleux
Rev. Mal. Respir. 1999;16:suppl. 16,3/S184
Brevissima rivista di numerosi studi che hanno messo in relazione inquinamento e tumori polmonari; conclude che, grosso modo, l’inquinamento dell’aria aumenta del 50% il rischio di ammalarsi di carcinoma bronchiale.

Exposure to motor vehicle exhaust and childhood cancer
M. Feychting e al.
Scand.J.Work.Environ.Health 1998;24:8-11
Studio caso/controllo basato su 142 casi di tumori maligni in età pediatrica; l’esposizione a NO2 aumenta il rischio di contrarre un tumore maligno del 170%

Lung cancer and air pollution
A.J. Cohen e C.A. Pope
Environmental Health Perspectives 1995 Nov.; 103 Suppl 8:219-24
Rassegna su 40 anni di studi che hanno cercato una relazione tra inquinamento atmosferico e tumore polmonare.

The urban/rural divide in head and neck cancer – the effect of atmospheric pollution
M. Wake
Clinical Otolaryngology 1993:18:298-302
Pubblicazione inglese, che mostra una relazione lineare tra inquinamento atmosferico e tumori della gola, del naso e dei seni paranasali.

 

EFFETTI SUL SISTEMA NEUROLOGICO

Air pollution and hospital admissions for ischemic and hemorrhagic stroke among Medicare beneficiaries
G. A. Wellenius a al.
Stroke 2005; 36:2549-2553
Studio statunitense che cerca una correlazione tra aumento del tasso giornaliero medio di PM 10 in nove città e ammissioni in ospedale per ictus cerebrale in un collettivo di pazienti assicurati con il sistema Medicare e di età superiore ai 65 anni. I dati mostrano che un aumento di PM 10 di circa 23 mcg/m3 determina un incremento di circa 1% dei casi di ictus ischemico, mentre non viene riscontrato un influsso sugli ictus emorragici. I casi di ictus presi in considerazione rappresentano un collettivo molto importante: oltre 160'000.

Outdoor air pollution and stroke in Sheffield, United Kingdom: a small-area level geographical study
R. Mahesvaran e al.
Stroke 2005; 36:239-243
Studio retrospettivo basato su dati medici (mortalità e ricoveri ospedalieri per ictus cerebri) e di inquinamento atmosferico (livelli medi di NOx, CO e PM 10) rilevati tra il 1994 ed il 1998 in un area ristretta dell’Inghilterra. Nelle zone con livelli d’inquinamento più alti di NOx (61,9 mcg/m3) e di PM10 (23,3 mcg/m3) si rileva un aumento di circa un terzo del rischio di decesso per ictus rispetto a quelle con inquinamento più basso; tale correlazione positiva è meno netta per il CI e per le ammissioni in ospedale per ictus.

Brain inflammation and Alzheimer’s-like pathology in individuals exposed to severe air pollution
L. Calderon-Garcidueñas e al.
Toxicologic pathology 2004;32650-658
Studio messicano sull’esame autoptico di 9 cervelli di persone che vivevano in città con ridotti tassi d’inquinamento atmosferico e 10 cervelli di persone che vivevano in città molto inquinate. Nella seconda serie sono stati riscontrati livelli significativamente più elevati di sostanze proinfiammatorie, la cui presenza nel tessuto cerebrale marca un’incipiente malattia di Alzheimer (clinicamente non ancora manifesta). Parallelamente i ricercatori hanno esaminato i polmoni degli stessi soggetti deceduti, evidenziando una presenza nettamente più marcata di reperti infiammatori nei casi provenienti dalle città più inquinate.

Air pollution : a new risk factor in ischemic stroke mortality
Y.-C. Hong e al.
Stroke 2002 ;33 :2165-69
Studio molto simile a quello dello stesso autore pubblicato, sempre nel 2002, su Environmental Health Perspectives: vengono analizzate le relazioni tra mortalità giornaliera per ictus cerebri e livelli d’inquinanti atmosferici nella città di Seul, di circa 10,6 milioni di abitanti, tra il 1991 e il 1997. L’articolo non è dei meglio curati in quanto, per esempio, non vengono considerate le PM 10 o 2,5, bensì il “particolato sospeso totale”. Gli autori indicano di aver trovato una relazione tra inquinanti elevati ed aumento della mortalità per ictus cerebrale e stimano a 214-428 il numero di decessi per ictus cerebri a Seul tra il 1991 ed il 1997. Il dato più interessante, però, è che l’inquinamento atmosferico ha una relazione con la forma ischemica dell’ictus e non con quella emorragica.

Effects of air pollutants on acute stroke mortalità
Y.-C. Hong e al.
Environmental Health Perspectives 2002 ;110 :187-91
Studio coreano che ha messo in relazione i dati statistici ufficiali di decessi per ictus a Seul (circa 10.6 milioni di abitanti) con i livelli locali dei soliti inquinanti principali (medie giornaliere). Seul ha livelli molto elevati di PM 10: durante l’osservazione, dal 1995 al 1998, la media giornaliera fu di 71,1 mcg/m3! Viene individuata una relazione tra aumenti di tutti gli inquinanti e aumento della mortalità per ictus. Per quanto riguarda le PM 10, un aumento di 49,9 mcg/m3 della loro concentrazione corrisponde ad un aumento dell’1,5% della mortalità giornaliera per ictus. La relazione è più netta per le donne e per gli ultrasessantacinquenni. Non sembra esserci una soglia: la relazione tra aumento degli inquinanti ed aumento della mortalità per ictus è lineare già a patire dai valori bassi.

 

PEDIATRIA

Carbon in airway macrophages and lung function in children
N. Kulkarni e al.
The New England Journal of Medecine 2006; 355:21-30
Studio con soggetti di 8-15 anni, residenti in una città di media grandezza (Licester) in Inghilterra, la cui aria ha mediamente livelli di PM10 entro i limiti previsti per quel paese. In tutto sono stati arruolati nello studio 73 soggetti, di cui 9 asmatici. Gli investigatori hanno cercato una relazione tra presenza di particelle di carbone nei macrofagi (=un tipo di globuli bianchi presenti nelle vie respiratorie), ottenuti con l’espettorato dei soggetti, e la funzione polmonare degli stessi; più i macrofagi contengono carbone, meno buona è la funzione polmonare e questo in misura assai importante.

Air pollution and children – an unhealthy mix
W. Gaudermann
The New England Journal of Medecine 2006; 355:78-9
Editoriale che riassume i concetti ed I dati principali che riguardano l’argomento salute ed inquinamento atmosferico. Viene citato il “successo ambientale” di Los Angeles, ma si sottolinea come molti abitanti di città sono sottoposti a carichi inquinanti molto importanti. E chi rischia di più sono i bambini.

Local variations in CO and particulate air pollution and adverse birth outcomes in Losangeles County, California, USA
M. Wilhelm e B. Ritz
Environ Health Perspect. 2005 ;113:1212-1221
Articolo piuttosto complicato che riferisce di uno studio californiano che ha messo in relazione i livelli di vari inquinanti con i dati registrati dei parti che si sono verificati negli anni 1994-2000. Viene osservata una correlazione positiva tra tassi più elevati di CO e di PM 10 e prematurità o basso peso alla nascita.

 

Ambient air pollution and pregnancy outcomes: a rewiew of the literature
Sram RJ. e al.
Environ Health Perspect. 2005 ;113(4) :375-82
Rivista degli studi importanti pubblicati negli ultimi 10 anni sulla relazione esistente tra inquinamento atmosferico e esito o complicazioni delle gravidanze: ci sono indizi per varie patologie indotte al nascituro, ma l’unico dato certo è che esiste una relazione tra livelli elevati di inquinamento atmosferico e peso inferiore alla media alla nascita.

Air pollution and birth weight among term infants in California
Parker JD e al.
Pediatrics 2005 115 :121-8
Studio su nascituri della California che ha messo in evidenza una relazione tra diminuzione della lunghezza e del peso rispetto alla media e livelli elevati di particolati fini nell’aria; la stessa relazione non è stata verificata per quanto riguarda il monossido di carbonio.

Fine particulate matter and wheezing illnesses in the fisrt year of life
P. Pino e al.
Epidemiology 2004 ;15 :702-708
Studio realizzato nella seconda metà degli anni ’90 a Santiago del Cile su 504 bambini seguiti mensilmente dai quattro ai dodici mesi. L’esposizione a livelli variabili di PM 2,5 (5 centraline di rilevamento in altrettante zone di Santiago) ha mostrato che un incremento del tasso di PM 2,5 di 10 mcg/m3 induce un aumento del 5% dei casi di bronchite con broncospasmo nei giorni immediatamente seguenti. Il livello medio di PM 2,5 durante lo studio era di 52 mcg/m3, con picchi fino a 150 mcg/m3. Sono anche state messe in evidenza delle correlazioni tra malattie respiratorie e basso stato socio-economico o anamnesi familiare di asma.

Air pollution and sudden infant death syndrome: a literature rewiew
Tong S. e Colditz P.
Pediatr Perinat Epidemiol. 2004;18:327-35
Rivista di 9 studi pubblicati sull’argomento morte bianca del lattante/inquinamento atmosferico. Complessivamente non è possibile per il momento stabilire una chiara relazione di causa/effetto tra inquinamento e morte bianca; alcuni dati dei nove studi, però, indicano comunque che l’inquinamento atmosferico, in particolare per quanto riguarda i particolati fini ed alcuni gas, svolge un certo ruolo nella morte bianca.

Air pollution and sudden infant death sindrome
Dales R. e al.
Pediatrics 2004 ; 113 :628-31
Studio basato sull’osservazione delle morti bianche del lattante registrate in 12 città canadesi tra il 1984 ed il 1999. Livelli elevati di SO2, NO2 e monossido di carbonio il giorno precedente il decesso risultano correlati con lo stesso (nessun correlazione evidenziata per ozono e particolati fini).
                                                                                                                                               

NANOPARTICELLE

Nanopartikel / Nanotechnologie – Risiken unklar
R. Moll
Bollettino dei medici svizzeri
2007;88:940-1
L’articolo riassume gli aspetti principali delle conferenze tenute ad Olten il 23 aprile 2007 sull’argomento “nanoparticelle” in occasione di una giornata di studio organizzata dai “Medici per l’ambiente”. Al momento attuale le nanoparticelle, che probabilmente permetteranno degli importanti progressi in campo medico nelle prossime decadi, rimangono assai poco conosciute nei loro effetti sulla salute umana. Di sicuro possono penetrare negli alveoli polmonari e da lì diffondersi a distanza nell’organismo umano; e di sicuro sono difficili da misurare ed identificare, anche nel campo della medicina del lavoro.

Particules fines – les faits et la fiction
Thomas Rothe
Forum Medical Suisse 2006:6:842-848
Ottimo riassunto, comprensibile anche per i non specialisti, sulle conoscenze attuali in fatto di polveri fini: effetti biologici e in particolare respiratori, effetti sulla morbilità e la mortalità, situazioni svizzere e non nelle quail le PM 10 e più fini aumentano; discussione delle possibilità esistenti per ridurle.                                                                  

 

CAMPI MAGNETICI

Radioprotection. Nouvelle étude sur les effets exercés par les champs magnétiques basse fréquence sur la santé
Bulletin de l’Office fédéral de la santé publique 2006 ; no. 36 – 4 settembre : 716-717
Studi già un po’ datati (per esempio presso personale FFS 1972-1993) mostravano un’aumentata incidenza di leucemia mieloide acuta presso le persone più esposte (per esempio i macchinisti delle locomotive). Dati più recenti non mostrano questo rischio, ma evidenziano un aumento di malattie neurodegenerative tipo malattia di Alzheimer. Ma i dati sono molto grezzi e preliminari.

R. Bardelli – SOS Mendrisiotto Ambiente – 11 giugno 2007